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Il ritorno della storia

2024-02-13 09:15

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Il ritorno della storia

Da qualche anno, da febbraio a maggio, la Rete Yekatit 12-19febbraio riporta all'attenzione decenni diaggressioni, discriminazioni, violenze e crimini opera

Il 19 febbraio del 1937 nel calendario etiopico è il 12 Yekatit 1929. L’invasione italiana in Etiopia, un Paese che già due volte ha ricacciato l’aggressore italiano, è iniziata nel 1936. I fascisti occupano poi l’Etiopia per 5 anni, fino al 1941. Il 12 Yekatit 1929 ad Addis Abeba si celebra la nascita di Vittorio Emanuele, il figlio del re, nuovo imperatore d’Etiopia, alla presenza di circa 3000 cittadini etiopi, per la maggior parte poveri e anziani, compresi molti disabili. Otto granate esplodono alle spalle del viceré, Rodolfo Graziani, e provocano la morte di sette persone. Graziani è ferito dalle schegge e immediatamente trasportato all’ospedale in automobile. I soldati italiani, carabinieri e ascari – soldati indigeni reclutati nelle altre colonie italiane – reagiscono immediatamente con un eccidio che dura quasi tre ore. Quasi tutte le persone presenti sono uccise. Ma la strage non finisce lì. Camicie nere e civili italiani massacrano gli abitanti etiopi a fucilate, manganellate, bruciati vivi, attaccati a camion e trascinati lungo la strada. Il massacro dura per oltre quaranta ore, muoiono migliaia di persone inermi. Il regime cerca di mantenere il silenzio sull’eccidio tagliando i cavi dei telefoni ma, tramite le ambasciate straniere ad Addis Abeba, le notizie arrivano al Times di Londra e il New York Times. Le stime del numero di vittime nell’eccidio sono diverse. Dalle 4mila di Angelo Del Boca, uno dei maggiori esperti di colonialismo italiano, alle 20mila dello storico inglese Ian Campbell, alle 30mila delle autorità etiopi. Hailé Selassié denuncia la strage alla Società delle Nazioni, ma viene ignorato. Alla fine della guerra, la Gran Bretagna rifiuta di istituire un tribunale penale internazionale con l’Italia sui crimini di guerra in Etiopia. Il 19 febbraio in Etiopia è un giorno di lutto, celebrato con una cerimonia nella piazza Yekatit 12 di Addis Abeba, dove è eretto un obelisco dedicato alle vittime. I crimini italiani in Libia, Etiopia, Eritrea, Somalia – ma anche in Jugoslavia, Albania, Grecia, Urss e Francia – non sono rimasti soltanto impuniti. Sono infatti ben dissimulati dal mito del “colonialismo buono” degli “italiani brava gente”, quando non rovesciati nel vittimismo. Le cose però stanno cambiando. In diverse città italiane sono sorte associazioni che incoraggiano una rievocazione della storia rispettosa di quanto è realmente accaduto. Da qualche anno, da febbraio a maggio, la Rete Yekatit 12-19 febbraio – una rete di associazioni, comunità di afrodiscendenti, collettivi e istituzioni – è impegnata a riportare l'attenzione pubblica su decenni di aggressioni, discriminazioni e violenze oggetto di una sistematica rimozione dalla memoria nazionale. Qui il calendario di quest’anno.


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