Il bancone del bar è il parlamento del popolo. Honoré de Balzac

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Calendario Civile - 1° febbraio 1945

2024-01-29 07:34

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Calendario Civile - 1° febbraio 1945

Il Paese è ancora diviso e il nord sotto l'occupazione tedesca quando, il 1° febbraio 1945 il Consiglio dei Ministri riconosce alle maggiorenni di 21 anni il

Il Paese è ancora diviso e il nord sotto l'occupazione tedesca quando, su proposta di Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi, il 1° febbraio 1945 il Consiglio dei Ministri emana il Decreto legislativo luogotenenziale n. 23 che riconosce alle maggiorenni di 21 anni il diritto di voto attivo. Le uniche escluse dal diritto di voto sono «le prostitute schedate che lavorano al di fuori delle case dove è loro concesso esercitare la professione». Il diritto di voto passivo alle donne maggiori di 25 anni arriverà solo con il decreto legislativo luogotenenziale 10 marzo 1946, n. 74. Le donne votano per la prima volte per le amministrative del 1946 e poi il 2 giugno del 1946 per il Referendum istituzionale e le elezioni della Assemblea Costituente. Sui banchi dell'Assemblea Costituente siedono le prime parlamentari: nove della DC, nove del PCI, due del PSIUP ed una dell'Uomo qualunque. Prima di allora, le uniche donne ad aver avuto diritto di voto sono le dieci maestre di Senigallia, dieci donne marchigiane, tutte maestre elementari che, nel 1906 presentano un atto di iscrizione alle liste elettorali, accolto dalla La Commissione Elettorale della Provincia di Ancona. Il loro diritto di voto dura però dal luglio 1906 al maggio 1907 quando la Cassazione lo annulla perché «potrebbe avvenire che una maggioranza di donne venisse a formarsi in Parlamento, che coalizzandosi contro il sesso maschile, obbligasse il Capo dello Stato, scrupoloso osservatore delle buone norme costituzionali, a scegliere nel suo seno i consiglieri della Corona, e dare così al mondo civile il nuovo e bizzarro spettacolo di un governo di donne». Sono passati quasi 120 anni ma siamo ancora lontani da queste stravaganze, anche se il nostro Presidente del Consiglio sarebbe anagraficamente donna. C’è stata, infatti, una vistosa inversione di tendenza nella numerosità femminile in Parlamento, dove la percentuale è passata dal 19,5% della XVI legislatura (2008) al 30,1% della XVII legislatura (2013). Nelle elezioni del 2018, quando per la prima volta sono sperimentate le misure promuovere la parità di genere nella rappresentanza politica, le elette sono 225 alla Camera (35,71%) e 109 al Senato (34,6%). Nell’attuale Parlamento, alla Camera ci sono 129 donne sul totale di 400 seggi (32,25%) e al Senato sono 71 su 206 (34,46%). Si torna indietro.


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