Buongiorno Italia, gli spaghetti al dente/ e un partigiano come presidente… Era il 1983. Più di 10 anni prima che Berlusconi, il 26 gennaio 1994 – l’Italia è il paese che amo – ci privasse anche del piacere di tifare ai mondiali di calcio. E iniziasse a sdoganare «una serie di abitudini culturali, una nebulosa di istinti oscuri e di insondabili pulsioni» insieme a uomini politici e partiti fino al quel momento fuori dall’arco costituzionale. Comincia così una risignificazione della nozione di Italia tale che oggi un ipotetico “elenco degli stereotipi”, aggiornato rispetto a quello di Toto Cutugno, sicuramente non includerebbe un richiamo ai partigiani. Trent’anni fa, mentre dalla ribalta delle Tv (all’epoca fonte prevalente, se non unica, di informazione e intrattenimento) viene fuori l’immaginario sessista e paraculo del paese reale, dal sottofondo del Mussolini ha fatto anche cose buone emergono le ragioni dei ragazzi di Salò – nel 1996, nel discorso d’insediamento a presidente della Camera di Luciano Violante – e poi il libro di Pansa inteso a sporcare la Resistenza (2003). Passando per via Rasella, oggi Sangiuliano pretende dichiarazioni di anticomunismo in nome di una risoluzione del Parlamento UE che equipara nazismo e comunismo (2018). Da questo massaggio delle coscienze – mediatico e non – è venuta fuori l’Italia che si traduce nell’attuale esecutivo, che è afascista e allergico al 25 aprile, irride il 1° maggio, attacca il diritto di sciopero e a cittadini sempre più in difficoltà lancia in pasto capri espiatori, come migranti e divanisti percettori di reddito. Chi è oggi l’italiano vero? quello le cui pratiche identitarie hanno tutta la ferocia dei monoteismi, crociate, autodafé e guerre di religione? quello che si contrappone a chiunque sia diverso, per colore della pelle o orientamento sessuale? È il sovranista delle piccole patrie dell’autonomia differenziata? Non ci riconosciamo. Siamo napoletani: culturalmente politeisti. Mescoliamo sacro e profano, amiamo la molteplicità della vita, che comprende diversi sistemi di senso, tanti colori di pelle e tanti orientamenti sessuali. Amiamo contemporaneamente più patrie. Siamo napoletani, campani, italiani, europei e nostra patria è il mondo intero, anche se vorremmo una Napoli, una Campania, un’Italia, un’Europa, un mondo completamente diversi.


