«Signorina, lei vuole ammettere le donne alla magistratura! Ma sa che in certi giorni del mese le donne non ragionano?». La signorina è Teresa Mattei, la partigiana Chicchi, che prontamente ribatte: «No, ma so che molti uomini come lei non ragionano tutti i giorni del mese». In Assemblea Costituente è in discussione l’ammissione delle donne in magistratura ma, nonostante la tenacia di Mattei – eletta all’Assemblea Costituente a 25 anni – e di altre madri costituenti dall’entrata in vigore della Costituzione ci vorranno ancora quindici anni per avere, nel 1963, l’affermazione del principio di uguaglianza fra i sessi per l’ammissione ai pubblici uffici e alle professioni. Quindici anni e una sentenza della Corte Costituzionale a seguito del ricorso presentato da Rosa Oliva, alla quale era stata respinta una domanda per il concorso per la Prefettura. I principali concorsi pubblici erano, infatti, per legge riservati ai soli uomini. Costantino Mortati, costituente e già professore all'università di Oliva, sostenne l'incostituzionalità della legge sulla quale il rifiuto si basava. Il 13 maggio del 1960, con la sentenza n. 33/1960, la Corte Costituzionale dà ragione a Oliva, riconoscendo la violazione della Costituzione, in particolare dell’articolo 51 – sull’accesso ai pubblici uffici e alle cariche elettive senza discriminazioni tra i sessi – e dell’articolo 3 sull'uguaglianza di fronte alla legge senza distinzione di sesso. Per inciso, firmataria tra altri dell’art. 3 è proprio la signorina di cui sopra, Teresa Mattei alla quale dobbiamo tra l’altro l’introduzione dell'espressione "di fatto" nel secondo comma dell’articolo: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini... ecc.». In (parziale) conclusione, il 9 febbraio 1963 finalmente la legge n. 66 –. Ammissione della donna ai pubblici uffici ed alle professioni – apre le porte alle donne senza limitazioni: «La donna può accedere a tutte le cariche, professioni ed impieghi pubblici, compresa la Magistratura, nei vari ruoli, carriere e categorie, senza limitazione di mansioni e di svolgimento della carriera, salvi i requisiti stabiliti dalla legge». Il 3 maggio 1963 è bandito il primo concorso in magistratura aperto alla partecipazione delle donne e, su 186 idonei, 8 donne hanno ingresso nell'ordine giudiziario.


