Il fascismo Eterno di Umberto Eco è un testo del 1995 che ad ogni rilettura mostra nuovi e inquietanti aspetti di contemporaneità. E, contro la rassicurante tendenza a ripetersi che il fascismo non tornerà - non tornerà, quanto meno, nelle sue forme originarie - ogni rilettura mostra palesemente che se non tornerà è solo perché nella sua forma archetipica non se ne è mai andato.
Il testo, nato come discorso alla Columbia University, è tradotto per la prima volta in italiano in pieno Governo Berlusconi I, ed appare su «La Rivista dei Libri» di luglio-agosto 1995 come Totalitarismo fuzzy e Ur-Fascismo. Per Eco il fascismo storico era «un esempio di sgangheratezza politica e ideologica (...) ma dal punto di vista emotivo era fermamente incernierato ad alcuni archetipi» che sono riconducibili all'Ur-Fascismo (che più che "fascismo eterno" vuol dire "proto-fascismo"). Quest'ultimo ha a che fare con «una serie di abitudini culturali, una nebulosa di istinti oscuri e di insondabili pulsioni» che formano un "insieme fuzzy", in cui non valgono i principi aristotelici di non-contraddizione e del terzo escluso: contro la contrapposizione fra "A" e "non A" esistono, ad esempio, "guerre di pace", come in Afghanistan. In un insieme fuzzy, allora, è indispensabile l'uso di una neolingua capace di comporre ogni paradosso.
Come nella nozione di "gioco" di Wittgenstein (si può giocare da soli o in gruppo, in maniera competitiva o cooperativa, con una posta o senza, ma noi chiameremo sempre queste attività, benché diverse, gioco), secondo Eco «si può giocare al fascismo in molti modi, e il nome del gioco non cambia». Dunque il «termine “fascismo” si adatta a tutto perché è possibile eliminare da un regime fascista uno o più aspetti, e lo si potrà sempre riconoscere per fascista».
Per riscoprire il nostro fascismo - quello del nostro tempo, ma anche quello che alberga in ognuno di noi - vi invitiamo quindi a leggere il testo di Eco.
In questo post vorremmo solo affrontare uno dei nodi che paiono ostacolare maggiormente il riconoscimento dell'Ur-Fascismo contemporaneo.
Al punto 12 della lista delle 14 «caratteristiche tipiche» dell'Ur-Fascismo stilata da Eco c'è il trasferimento della «volontà di potenza su questioni sessuali». «È questa» - secondo Eco - «l’origine del machismo (che implica disdegno per le donne e una condanna intollerante per abitudini sessuali non conformiste, dalla castità all’omosessualità)».
Ora, a dispetto dell'inquietante cambio di denominazione dell'ex ministero per le pari opportunità in Ministero per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, il fatto che il popolo italiano abbia oggi per la prima volta nella storia un Presidente del Consiglio dei Ministri donna potrebbe sembrare - ed in effetti ad alcuni sembra - un palese superamento del «disdegno per le donne». Tuttavia il nostro Presidente del Consiglio dei Ministri donna è, in realtà, una valida esponente di quella sorta di machismo femminile nascosto nelle pieghe del cosiddetto femminismo neoliberista e negli imperativi neoliberali che propone alle donne: farsi avanti, diventare "imprenditrici di sé", rompere il tetto di cristallo, conquistare potere. Attitudini che, per esprimersi à la maniere de una sfavillante icona del femminismo pop nostrano, possono facilmente e in estrema sintesi compendiarsi nell'esortazione: pensati uomo.
Pensati uomo nel riconoscerti nelle modalità belligeranti della carriera e nei valori manageriali della competizione, dell’individualismo e della resilienza. Pensati uomo nello scaricare il peso del lavoro domestico e di cura - così come per millenni gli uomini hanno fatto su donne in vario modo soggiogate - su altri ridotti in condizione semiservile. Cosa resa sempre più facile da un mercato del lavoro sempre più deregolamentato e privo di minimi salariali, in un Paese - il nostro - fra i pochi in Europa privo di un reddito minimo garantito e nel quale si provvede a mantenere un esercito di riserva costituito da non cittadini ricattabilissimi.
Che il nostro Presidente del Consiglio dei Ministri donna si pensi uomo è, del resto, reso manifesto da come - ferito nell'onore da comportamenti inappropriati tenuti de quello che sarebbe dovuto essere il "marito di Cesare" (Cesare, si sa, era il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti, ma sua moglie non doveva essere nemmeno toccata dal sospetto) - ha pubblicamente benché post-modernamente ripudiato il padre di sua figlia con un post su X, ricevendo approvazione persino da Elon Musk. Il tono e i contenuti sono esattamente quelli che avrebbe potuto adottare un uomo nella sua posizione. Una cosa colpisce in particolare, ed è che il nostro Presidente del Consiglio donna non ha sottolineato, come sarebbe stato logico, la maniera esemplare (e nel frangente non avrebbe potuto definirla meno che tale) in cui il padre di sua figlia ha svolto e svolge la sua funzione paterna. No, in un eccesso di protagonismo molto maschile, piuttosto che spostare l'attenzione su ciò che l'ex compagno è o fa, lo ringrazia «per avermi regalato la cosa più importante della mia vita, che è nostra figlia Ginevra». Ora - se sbagliamo smentiteci - ci pare che siano le donne a "regalare" agli uomini dei figli, la partecipazione di questi ultimi al progetto essendo limitata, almeno fino al parto, a ben poca cosa. Anzi, alle radici del patriarcato e della soggezione e segregazione femminile ci sono proprio il bisogno e la volontà maschili mantenere potere e controllo sulle modalità, l'obbligatorietà e la certezza di questo "regalo". Orbene, questa creatura fuzzy che è il nostro Presidente del Consiglio si pensa patriarcalmente uomo al punto che - benché donna, madre, italiana, cristiana - le figlie non le partorisce: le vengono regalate.
In subordine, c'è anche un attacco di superomismo contenuto nell'avvertimento a «tutti quelli che hanno sperato di indebolirmi colpendomi in casa».
Pensandosi superuomo e - chissà perché - pietra, il nostro Presidente del Consiglio donna asserisce «che per quanto la goccia possa sperare di scavare la pietra, la pietra rimane pietra e la goccia è solo acqua». Per questa esibizione di animismo (la goccia non "spera" di erodere la pietra ma cade, erode, evapora) e di palese ignoranza della cultura classica in cui gutta cavat lapidem (aggiunta posteriore: non vi sed sæpe cadendo; «... non per la sua forza, ma col cadere spesso») e di quella scientifica che enumera azioni dell'acqua, come infiltrazione, scorrimento, spostamento sotterraneo ed erosione, che - in quanto pietra - dovrebbero preoccuparla, rimandiamo alla sgangheratezza di cui sopra. Si fosse pensata plastica, sarebbe stata più al sicuro dall'erosione. Ma non avrebbe rispettato i punti 1 e 2 della lista delle 14 «caratteristiche tipiche» dell'Ur-Fascismo: «la prima caratteristica di un Ur-Fascismo è il culto della tradizione» e «il tradizionalismo implica il rifiuto del modernismo».
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Un bell'articolo di Kevin Carboni


